Depenalizzazione: i 5 devastanti effetti ad un anno dalla sua entrata

Decreto depenalizzazione : Ingiustizia

Breve premessa sulla depenalizzazione :
Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 7 del 15 gennaio 2016 sono stati depenalizzati numerosi reati, tra cui:

  • Falsità in scrittura privata
  • Falsità in foglio firmato in bianco. Atto privato.
  • Ingiuria
  • Sottrazione di cose comuni
  • Guida senza patente

Il decreto prevede che, per ottenere il risarcimento del danno (insieme ad una sanzione amministrativa da pagare sempre alla parte offesa), si debba presentare l’azione civile innanzi al Giudice competente per il risarcimento.
Vediamo insieme quali sono stati gli effetti, a mio avviso devastanti, a poco più di un anno dal sopra menzionato decreto.

1- Il silenzio di tutti:

Il primo devastante effetto che ho riscontrato è stato, paradossalmente, il silenzio di tutti.
E per tutti, purtroppo, intendo veramente tutti. Nessuna testata giornalistica ha denunciato questa grave violazione nei riguardi dei cittadini e della certezza della pena. Nessuna Camera Penale, che io sappia, ha organizzato incontri e convegni al fine di sensibilizzare i colleghi su un tema così importante. Sembra quasi che il criticare un decreto che ha messo fine ad una lunga lista di reati sia in qualche modo andare contro la propria attività di avvocato penalista.

Io non la penso così, poichè, prima di essere difensori dei nostri clienti, siamo difensori della Giustizia. E capita sì che ci ritroviamo a difendere i clienti nella loro qualità di indagati ed imputati, ma capita anche di difenderli, magari anche gli stessi, in qualità di parti offese e parti civili.

La legge in questione a mio avviso ha distrutto completamente la fiducia nella Giustizia con grave danno all’autonomia privata (strumento – principio di diritto civile che prevede la possibilità da parte dei cittadini di risolvere e regolare le questioni tra loro senza l’intervento di un Tribunale. Ad esempio un contratto di affitto o una scrittura privata sono atti di autonomia privata. Con questo decreto legislativo, mi ripeto, è stato depenalizzato il reato di falsità in scrittura privata. Quindi che valore hanno le scritture private se la loro falsificazione non è neanche reato?); continuando a leggere questo mio articolo capirete a cosa mi riferisco.

2- I costi dell’azione civile

Questo è un devastante effetto pratico-economico. Qualora una persona, prima della riforma, avesse ad esempio ricevuto degli insulti (punibili ex art. 594 cp), aveva la possibilità, entro 3 mesi dal momento in cui aveva subito l’offesa (o ne fosse venuto a conoscenza) di presentare la querela.
Una volta presentata la querela partivano le indagini da parte della Procura. Iniziava, quindi, a costo zero, un procedimento penale. Con il procedimento poteva arrivarsi o ad un’archiviazione, o ad un processo (condanna o assoluzione) o ad un accordo in corso di causa.

Ora cosa cambia?
Dalla riforma che ha depenalizzato il reato preso ad esempio cambia che per avviare il procedimento (ormai civile) colui che ha subito l’offesa dovrà….prima di tutto pagare lo Stato per iscrivere a ruolo la causa civile. Per non parlare del fatto che prima di pagare lo Stato dovrà pagare il proprio avvocato affinchè prepari l’atto di citazione con il quale adire in giudizio colui che ha posto l’offesa.

Sembrerà un problema da poco ma prima, ripeto, vi era la possibilità di risolvere il tutto a costo zero, ora purtroppo no.

3- La confusione ed i processi finiti nel nulla

Con l’entrata in vigore del D. Lgs. n. 7 del 15 gennaio 2016 si è creata una forte confusione per quanto riguardava i procedimenti in corso.
Anni ed anni di indagini, processi, di assunzioni di prove, di testimonianze, rinvii e lavoro, sono stati completamente buttati.

Pensate a quanti soldi pubblici siano stati letteralmente bruciati. Alcuni Giudici, non credendo a ciò che stava avvenendo, hanno continuato i processi (che poi si sarebbero conclusi con un nulla di fatto) fino a portarli a sentenza. Quindi anche dopo l’entrata in vigore della legge si ha continuato a sperperare lavoro e soldi pubblici senza che, cosa più grave, siano stati definiti i procedimenti. Una volta concluso il processo penale, a distanza di anni dall’offesa ricevuta, colui che voleva essere risarcito è stato costretto ad avviare, da capo, una causa civile per avere il risarcimento che, se fosse finito il processo penale come doveva, avrebbe già ottenuto.

4- L’immunità dei nullatenenti

Ora tocco un argomento molto delicato per il quale in molti, anche i più insospettabili, me ne vorranno.
In Italia vi è una classe che, nell’ambito civile, è quasi completamente immune. Sto parlando delle persone che non hanno nulla intestato.
L’impossibilità da parte dell’Ordinamento di prevedere un rimedio a fronte delle persone che dovrebbero qualcosa, ma che non hanno nulla da cui prenderlo, rappresenta, a mio avviso, la più grande falla del sistema.
E non bastava lasciarla in ambito civile questa falla…hanno ben pensato di estenderla anche a tutti i numerosi reati che sono stati depenalizzati.
Nel D. Lgs. è bello leggere le intenzioni del legislatore, dove parla del fatto che comunque la persona offesa avrà tutte le tutele – CIVILI- per essere risarcito…ma nella realtà, se la persona che deve risarcire non ha nulla intestato…cosa succede? Nulla.
Esatto, NULLA.

Si spendono un mare di soldi per il processo, per l’esecuzione, per poi non trovarsi nulla in mano…e ciò non fa che allontanare i cittadini dal diritto e dalla Giustizia.
Come si fa a credere nei Tribunali se, nonostante una sentenza che prevede che tizio debba 60 mila euro a Caio, se Tizio non ha nulla intestato (anche se va in giro in Ferrari, ma non intestata a lui) Caio non prende neanche un centesimo (nonostante le spese anticipate per anni) ?

Non a caso, non uccidetemi, molti politici sono i primi a non avere nulla intestato.
Beh, gli si potrà pignorare lo stipendio parlamentare…direte voi…ed invece no! Si sono coperte le spalle, lo stipendio parlamentare, guarda caso, non è pignorabile.
Continuando a ragionare sulle parole che avete appena letto potrete anche capire come fanno tanti opinionisti a creare la loro carriera televisiva, giornalistica, e sui social, non facendo altro che insultare gli altri personaggi famosi…non pagano e non pagheranno mai, semplice, sono immuni!

Ma ora voi, giustamente, vi chiederete “beh, ma anche prima della riforma chi non aveva nulla intestato non avrebbe mai pagato……” ma è proprio qui che “casca l’asino”! Prima della riforma ci sarebbe stata una condanna penale! Quindi, paradossalmente, conveniva pagare prima della condanna per evitare problemi a lavoro, o col porto d’armi, o in famiglia.
Più erano i reati, più condanne ci sarebbero state, e prima o poi si sarebbe pagato…ora no.

Vi faccio un esempio, non me ne vogliate: Tizio è un dipendente pubblico. Caio è un senza tetto.
A seguito di un diverbio per strada, volano insulti da entrambe le parti.
Tizio e Caio, prima della riforma, avrebbero presentato, e magari avrebbero dopo un po’ ritirato, entrambi la querela.

Ora invece?
Esaminiamo cosa succede:
Tizio ho uno stipendio normale. Non può chiedere l’ammissione al gratuito patrocinio. Per difendersi dovrà pagare un avvocato e le tasse del Tribunale.
Caio non ha reddito, ha diritto al gratuito patrocinio. Può iniziare la causa civile senza spendere un centesimo.
Si arriva a sentenza.
Se vince Tizio, nonostante i soldi spesi per l’avvocato e per il Tribunale, non riprenderà un euro, dato che Caio non ha nulla da cui prendere i soldi.
Se vince Caio, nonostante non abbia speso un euro, riuscirà a prendere i soldi da Tizio magari con un bel pignoramento presso terzi nei riguardi del datore di lavoro, con figuraccia annessa nei riguardi di Tizio.

Come possono i cittadini, con la consapevolezza di una situazione del genere, dare fiducia alla Giustizia?

5- La mancanza dell’aiuto da parte della Procura

Nell’azione civile, ora, la parte offesa, è completamente sola (insieme al suo avvocato) contro colui (o colei) che ha commesso quello che un tempo era un reato.
Prima invece la parte offesa stava dalla parte del Pubblico Ministero, nel senso che avevano un obiettivo comune: la condanna del colpevole.
Quindi andavano a proprio vantaggio le indagini effettuate dalla Polizia, i verbali, le sommarie informazioni, il quadro che il PM dava dell’intera vicenda.
La maggior parte delle prove quindi venivano create e fornite nel corso delle indagini dalla Procura.
Questo non è un effetto da sottovalutare perchè comunque il cittadino, ma anche l’avvocato, non avranno mai i mezzi e gli strumenti propri della Polizia Giudiziaria.

Persino la querela ormai non viene più presa dalla P.G. per questioni del genere. Ed anche la querela era comunque una sorta di prova poichè si presupponeva che il cittadino, consapevole delle conseguenze (reato di calunnia) a cui andava incontro, ci avrebbe pensato molte volte prima di dichiarare il falso in sede di querela. La calunnia (ovvero dichiarare il falso o omettere il vero durante la presentazione di una querela) è un reato (ex art. 368) punito con la reclusione da 3 a 6 anni.

Conclusioni:

Non mi stancherò mai di ripetere che per ovviare ai problemi della Giustizia ed al sovraccarico delle cause nei Tribunali la soluzione non è quella di eliminare le cause, bensì quella di aumentare il numero di Giudici e Cancellieri.
Un decreto del genere non ha fatto altro che creare ulteriori ingiustizie e ad allontanare ulteriormente i cittadini dalla fiducia nella Giustizia e nei Tribunali.
Purtroppo non si vedono vie d’uscita, ogni provvedimento del legislatore va nella stessa direzione. Sono anni che lo Stato non mette mano alle proprie casse per risolvere i problemi della Giustizia. Chi ne paga le spese è e sarà sempre soltanto il cittadino.

CC

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