Risarcimento danni per condizioni inumane in carcere: critiche al decreto

 

Nonostante sia in vigore solamente dal 28 giugno, il D.L. 92 del 2014, ha già subito, come al solito, numerose critiche.

La prima caratteristica del decreto che salta all’occhio riguarda l’esigua somma di 8 euro per ogni giorno di tortura o atto inumano subito (nel caso in cui la vittima sia stata scarcerata) prevista come risarcimento che lo Stato Italiano deve all’ex carcerato in questione.

Per quanto riguarda invece il caso in cui la vittima dei trattamenti degradanti ed inumani sia ancora detenuto presso il carcere, il decreto dispone che il soggetto che abbia patito per più di 15 giorni una carcerazione in condizioni inumane, possa presentare un’istanza al magistrato di sorveglianza, chiedendo, a titolo di risarcimento del danno, una riduzione della pena detentiva da espiare pari a un giorno per ogni dieci durante i quali il richiedente ha subito il pregiudizio.

Il decreto dispone inoltre che il termine per chiedere il risarcimento è di soli 6 mesi da quando si è stati scarcerati. Questo è a mio avviso un abominio di legge su cui sicuramente tra, purtroppo troppi, anni, si pronuncerà un organo superiore.

Ulteriori critiche al decreto sono state sollevate sul fatto che il testo nulla dice sulle modalità di acquisizione della prova in sede di giudizio per stabilire se e come vi siano stati dei trattamenti o delle condizioni contrari ai principi stabiliti dalla normativa europea.

E’ evidente come ci troviamo innanzi all’ennesimo decreto fatto in fretta e furia, con il fantasma delle sanzioni europee alle calcagna.

Purtroppo l’idea del “legislatore”, spinta dagli ideali europei, non era sbagliata; ma la realizzazione del decreto è sostanzialmente lacunosa.

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