Lavorare agli arresti domiciliari, quando è possibile?

Sappiamo come sia possibile per l’arrestato ai domiciliari ottenere dei veri e propri permessi al fine di poter continuare a lavorare agli arresti domiciliari.
L’esperienza insegna però, che questi permessi non sempre vengano dati, capitando di frequente che il soggetto a cui venga negato questo diritto al lavoro si trovi nella condizione di non poter più andare a lavoro.
Qualora sia un lavoratore dipendente il soggetto correrà il rischio, purtroppo concreto, di perdere il lavoro…e tutto questo prima ancora che ci sia una sentenza di condanna!

Ricordo che ogni volta che parlo, e si parla in linguaggio tecnico (non giornalistico perchè molte volte si confondono), di “arresti domiciliari”, ci si riferisce alla misura cautelare coercitiva personale, quindi una limitazione della libertà che avviene durante il corso del processo, prima della sentenza di condanna.

Diversa, naturalmente, è l’esecuzione della sentenza ai domiciliari, definita “detenzione domiciliare”.

Dopo questo breve ripasso, resta da capire in quali casi il Giudice permette all’inquisito di continuare a lavorare.

L’articolo 284 del Codice di Procedura Penale, comma terzo, recita: “Se l’imputato non può altrimenti provvedere alle sue indispensabili esigenze di vita ovvero versa in situazione di assoluta indigenza, il giudice può autorizzarlo ad assentarsi nel corso della giornata dal luogo di arresto per il tempo strettamente necessario per provvedere alle suddette esigenze ovvero per esercitare una attività lavorativa.”

Come vediamo, affinchè sia concessa questa possibilità, l’indagato dovrà avere la necessità di lavorare per provvedere alle indispensabili esigenze di vita. Naturalmente è compreso l’intero nucleo familiare.

Per quanto riguarda la situazione di assoluta indigenza, la Corte di Cassazione (Sez. III, 15-07-2010, n. 34235) ha specificato cosa significhi il termine “indigenza” ovvero: “di essere privo di risorse economiche e di non potere fruire di sostegno finanziario da parte di terzi (familiari e/o non).”

Per la valutazione, quindi, il Giudice terrà conto della situazione soggettiva patrimoniale dell’arrestato nel suo complesso, decidendo caso per caso, non essendo ancora regolamentate delle vere e proprie “soglie di reddito” entro cui stare per poter beneficiare del permesso.

Carlo Chialastri

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